Il referendum piemontese sulla caccia è una consultazione referendaria abrogativa che ha causato una battaglia politica e giudiziaria, condotta in piemonte nel 1987 e durata un arco di tempo di 25 anni, da alcune associazioni ambientaliste e animaliste che aveva come obiettivo la riforma, in senso riduttivo, della legge regionale sulla caccia vigente a quell'epoca. Questo ahimè non è un buon momento, tra la pandemia che rende difficile la raccolta delle firme, l'assenza totale di partiti con una sensibilità ambientale e le elezioni politiche nel 2023 (l'anno. Innanzi tutto, si chiede un protagonismo nella conferenza stato regioni, che sblocchi la questione tortora, con un piano ti tutela degli habitat e la cacciabilità dal primo settembre 2022. Il rinvio al 2023 "fa tirare un sospiro di sollievo", dice ivano vacondio, presidente di federalimentare, prima di alzare l'asticella:
La date del 3 giugno 2012 è scelta per non far ottenere il quorum dato che il sabato 2. A quanto pare gli organizzatori, a colpi di falsità e continue proroghe, sarebbero riusciti a raggiungere la soglia delle 500 mila firme, quota utile per mandare il quesito referendario al vaglio della corte costituzionale. Il non accorpamento del referendum con le elezioni amministrative farebbe sprecare 5 milioni di euro.
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